Nicola Santi

La firma, 2019

Romanzo precedente: Lo spazio come scusa

Renato, bolognese segnato da un passato di cronaca nera, inizia a dubitare della propria esistenza: è davvero un uomo in carne e ossa, o soltanto il personaggio di un autore ignoto? Per trovare risposte, si rivolge a Nicoletta Nasti, docente universitaria e scrittrice un tempo acclamata e ora dimenticata.

La sua ricerca lo trascina in una spirale pericolosa: dovrà affrontare uno spietato criminale di per recuperare una corona sacra, trafugata dalla cattedrale di Santa Sofia durante uno degli eccidi più brutali del recente conflitto russo. Mentre la trama si dipana, i confini della realtà vacillano: Chi sta leggendo chi? E se fossimo tutti soltanto inchiostro su una pagina, segni lasciati da una mano più grande?

In un audace gioco di specchi tra letteratura e filosofia, questo romanzo accoglie il dubbio cartesiano interrogandosi sul mistero dell’esistenza alla ricerca della firma del Creatore celata nel creato, muovendo lungo il confine infido tra chi scrive, chi vive e chi legge.




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Primo atto

Renato se ne stava in piedi davanti al vetro appannato della finestra. Ripulì distrattamente, con la manica del maglione verde, un arco sul vetro, tracciando una grossa linea curva attraverso la quale apparvero, un po’ sfocati, alcuni dati materiali del mondo esterno: il bosco, l’edificio moderno e la strada certo, ma su tutto, i colli bolognesi, appena imbiancati da una neve pigra, che inciampava nei rami dei grandi abeti fuori dall’università ma sembrava scomparire appena toccato l’asfalto.

C’erano poche persone in giro, perlopiù dirette, a passo svelto, verso il parcheggio, riservato al corpo docente da una sbarra piuttosto comune, a righe bianche e rosse, con la decorazione naturale di una leggera striscia di neve sulla parte superiore. Gli ombrelli colorati stridevano vivacemente con il bigio del cielo e si lasciavano scivolare addosso fiocchi fradici con noncuranza, per poi richiudersi goffamente dietro alle portiere delle macchine.

Le previsioni del tempo, per non smentirsi mai, si erano rivelate fallaci: la tempesta cecena profetizzata dai giornali e rimbalzata con toni drammatici nei social network non era stata altro che una manciata di neve evanescente e una coltre biancastra, stazionaria, a metà cielo.

Renato tornò a sedersi sulla poltrona lisa, attendendo... (continua a leggere)


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