Romanzo precedente: Dove la luce
Incredibili guarigioni, terribili esplosioni di ghiaccio e visioni del futuro prossimo, questi i Prodigi scoperti e studiati dal Maestro laico Rethis Martin. Ma l’Ordine religioso degli Accondiscesi Grati, depositario e difensore di tali prodigi, non esita ad accusarlo di eresia e trascinarlo in catene davanti al tribunale secolare. Pochi ma divisi alleati si muovono indipendentemente per cercare di trarlo in salvo: alle due giovanissime Orsoline, due gemelle, uguali ma molto diverse, che non hanno mai visto un campo di battaglia, si uniranno due misteriosi veterani ed il fratello di Rethis, un robusto ragazzone con la mente, e il cuore di un bambino. Assieme formeranno il primo nucleo di quella che sarebbe poi passata alla storia come compagnia Martin. Per riuscire a combattere i Draghi capitanati dal malvagio Nicolas du Bois il gruppo dovrà trovare un modo di stare assieme e superare le diffidenze reciproche mentre, all’orizzonte, l’esercito inglese si prepara ad assalire le coste settentrionali della Francia e dare nuovo impulso all’interminabile guerra dei Cent’anni.
Questo primo romanzo della collana fantasy “Le Colpe Di Galileo racconta i prodromi dell’ampio scontro tra i poteri politici medioevali per garantirsi l’accesso all’arsenale prodigioso inventato da Rethis ed usarlo per eliminare, senza pietà, ogni rivale. Inizia così la riflessione sulle responsabilità degli inventori di armi ma anche di scopritori, scienziati e, non per ultimi, divinità creatrici di mondi.
A volte è lo sguardo, esotico e sfuggevole, della sconosciuta incontrata lungo il cammino. Oppure il messaggio vergato al lume di candela, soppesando ogni parola, consapevoli di quanto ci costerebbe un fraintendimento. Altre volte invece è la comune stretta di mano in un’osteria, proprio la prima volta che ci andiamo, o le occasioni derivanti da un nuovo lavoro o da un viaggio inatteso. Oppure, ancora, dall’ingannevole familiarità dalla persona nota, il cui gesto spalanca ai nostri occhi un giardino segreto, misterioso e seducente.
Per Clotaire, quella notte di luglio, fu invece la punta affilata della propria freccia nel momento esatto in cui sentì le forze abbandonare, volontariamente, indice e medio della mano sinistra; fu proprio quando sentì il piumaggio della cocca carezzargli per un ultimo istante la pelle prima di scagliarsi ferino contro le assi del carro, a quasi 60 metri di distanza.
La sorpresa di Clotaire fu grande, tanto che il braccio tremò per quell’emozione sconosciuta come mai gli era capitato in vita sua. Quella contrazione impedì alla freccia di colpire il bersaglio ma, fortunatamente, mancò anche la nuca della ragazza bionda conficcandosi, come si è detto, nel carro davanti alla Fortezza.
Perché? Si domandò, perché lo... (continua a leggere)