Nicola Santi

Marte, 2022

Romanzo precedente: Quattro cene

È l’avvocato di Vincent, il criminale più potente della malavita francese. Un parassita elegante, complice silenzioso di un impero fondato sul traffico di esseri umani e la prostituzione. Ma quando scampa miracolosamente a un attentato orchestrato dallo stesso Vincent, il suo mondo di privilegi va in pezzi.

Ferito e braccato, si rifugia in una casa di montagna. Lì, terrorizzato, tenta di riscrivere la propria storia: si racconta onesto, vittima delle circostanze, uno che ha “solo fatto il necessario per sopravvivere” e pure aiutato alcune ragazze. Ma qualcosa, nascosto tra gli alberi, lo ascolta. E non ha pietà.

Mentre Vincent rafforza il suo dominio, l’avvocato trama vendetta. Non per giustizia, che lo condannerebbe anch’egli. Non per una redenzione che non crede servirgli. Lo fa solo per salvarsi, costretto per la prima volta a sporcarsi le mani.

È solo un codardo con le spalle al muro che ora nessuno tiene più al guinzaglio.



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Camminare, deve, solo, camminare.

Non può certo fermarsi, non scherziamo!

Un passo, un altro, restare in movimento, sempre in movimento o il freddo lo ucciderà; suo zio stava per morire così, non era proprio suo zio, ma sì, stava per morire così.

Il freddo, lo ucciderà… no, non deve pensarlo, non de-ve, non può morire adesso, non dopo tutto il resto.

Fumo dalla bocca, punte delle dita gelate. E i piedi?

Ma non può pensarci, deve camminare; ancora un pas-so, dai, uno ancora: sa camminare?

Il cuore batte, batte, sbatte tra le costole, gli esplode in petto, sta per morire d’infarto.

Sta per morire di freddo, sta per morire.

L’elettrocardiogramma era buono, niente infarto, nemmeno un anno fa. Il respiro è affannato, il fiato corto, il dolore ovunque; sul punto di cedere, di spezzarsi, mai senti-to così, le corse al ginnasio? Ambre era così carina… neanche a scuola sbatteva così forte. Ambre, la lettera.

È strano, troppo strano, troppo spaventoso, troppo cor-to il fiato, risuona in testa, tra le orecchie, pulsa al ritmo del dolore, la strada è bagnata, il cielo è nero, deve restare calmo, il respiro è così corto, così estraneo, così malato, è l’infarto, si-curo lo è,... (continua a leggere)


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