Jasonville, una cittadina americana come tante. Case dai giardini curati, un liceo al centro della vita sociale e ragazzi che si muovono tra sogni, silenzi e incubi personali.
Noah Walker è un fantasma da qualche settimana, sospeso tra ciò che è stato e ciò che non potrà più essere. In una casa sconosciuta incontra Alice, ferita nel corpo e nell’anima, e se ne innamora, nonostante i sentimenti ancora vivi per Ellie Lee, figlia del proprietario di Bud’s Motors: il suo primo amore. Forse anche l’ultimo.
Ella Lennon, reginetta del Jasonville High, ha un piano: nei bagni della scuola tende un agguato a Grace Green, studentessa brillante e determinata, diversa da lei in tutto. O forse no.
Adam Moore, alto e solido, con un cuore che batte solo per Grace, cerca il coraggio per farsi avanti.
E poi Hall Blake, Mark Hamilton, Phil Baker e molti altri: giovani anime che si sfiorano, si scontrano, si perdono, ognuna in cerca della propria strada — verso l’amore, verso la felicità, o soltanto verso una fragile normalità.
Ma su Jasonville si addensa un temporale spaventoso, pronto a spazzare via tutto. E tutti.
Un romanzo corale, spietato e necessario, che esplora il dolore silenzioso di chi cresce nell’ombra di una società troppo cieca per proteggerli.
Il problema non è la caduta, figurarsi! Meno che mai l’atterraggio, come invece suggeriva quel vecchissimo film che piace tanto citare a mia madre: come si chiamava pure? L’odio, forse o la rabbia o roba del genere.
Francese mi pare.
Se lo fosse, un problema dico, non me ne starei certo qui perfettamente in equilibrio sul davanzale della finestra al piano terra come un adolescente qualsiasi, anche se obiettivamente molto cool, a fissare il tramonto infuocato di aprile, o novembre non saprei davvero dire quando: ho perso il senso del tempo, purtroppo.
Non che mi sia del tutto rimbambito, intendo, a starmene qui come un vecchio a guardare il cielo senza di meglio da fare. Bello eh, davvero: una fusione di rosso e arancione, tutta campagna e collinetta e alberi e i campi e la luce che si riflette sul tetto del fienile davanti al casolare. Bello, non dico mica di no; certo, se potessi fare altro, tipo giocare a Minecraft o a Fornite, di sicuro non mi trovereste qui ad ascoltare gli uccelli cantare.
Fischiettano allegri, appollaiati sui rami dei castagni e so che sono castagni perché la settimana scorsa, o forse prima, ho visto i ricci cadere a... (continua a leggere)