Nicola Santi

Nerone, 2024

Romanzo precedente: Gli altri noi

Tutti sono speciali, ma se lo siamo tutti… chi lo è davvero?

Flavio Ingannamorte, mediocre pubblicitario e marito infedele, lo scopre nel modo più surreale possibile: dopo essere stato denunciato per adulterio, viene rimpiazzato in casa e al lavoro da Sergio Tinti, il suo insospettabile vicino di pianerottolo. La parte inquietante? Nessuno sembra notare la differenza. Nemmeno sua moglie.

Scalzato dalla propria vita come un attore in uno spettacolo che non dirige più, Flavio intraprende un viaggio tragicomico tra identità perdute, vendette mancate e rivelazioni grottesche. Ma quando scopre che dietro l’inquietante “scambio” si muovono interessi ben più oscuri — ricatti, omicidi e i giochi di potere di una famiglia politica all’apice dell’ultradestra — capisce che ritrovare se stesso non sarà solo una questione filosofica, ma di pura sopravvivenza.

Un romanzo che fonde ironia e tensione, dramma e assurdo, per raccontare con lucidità il caos dell’identità nell’epoca dell’apparenza.




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L’inizio della fine, se così si può dire, è stato quella dannata sera; nessun dubbio a riguardo. Lo sapevo benissimo già prima di inserire la chiave nella toppa di casa. Ricordo come mi tremasse la mano, tanto da dovermi aiutare con l’altra. Sicuro come la morte, sarebbe andata a finire male.

Date le premesse, non avevo alcuna chance di cavarmela.

Quello che non sapevo, e che non avrei mai potuto nemmeno immaginare, è la piega che avrebbero preso gli eventi. A ripensarci adesso, avrei fatto meglio a lasciar correre e accettare il mio destino con stoicismo marziale. D’altronde, avere un’amante non è poi una colpa così grave o rara. Avrei semplicemente dovuto pagare il prezzo di quei baci, del suo sedere perfettamente a forma di cuore, delle notti spese in macchina e in alberghetti sudici di periferia.

Mi tremavano le mani, dicevo, come se avessi visto il fantasma della mia fine ma ancora sotto sotto speravo, contro ogni buon senso, che sarei riuscito a preservare larga parte della mia vita dopo l’inevitabile tempesta. Che stupido!

Quando riuscii finalmente ad aprire l’uscio ed entrare nel mio appartamento, come del resto avevo fatto altre milioni di volte, stavo ripassando un certo discorsetto... (continua a leggere)


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